Diario della fine di un viaggio

Di: Marina Saccheri Borri

 Venerdì

Siamo partiti per una settimana in montagna, perché adesso che siamo in pensione vogliamo goderci questa casa piccola ma che si affaccia sulle Dolomiti, le più belle montagne del mondo. C’è con noi anche Gregorio, ma lui ripartirà domenica: è giovane e deve lavorare. Ho deciso che questa volta faccio il diario delle vacanze, magari anche con qualche acquarello, a scuola non ero male in disegno.

Lunedì
Giornata sfolgorante, Carlo ed io abbiamo fatto una passeggiata stupenda, c’è ancora neve sulle montagne ma in paese le strade sono asciutte. Non c’è in giro quasi nessuno, un sogno. Per fortuna Carlo si adatta facilmente alla mia inesistente cucina e dopo cena arriva una telefonata di Gregorio. È di ottimo umore perché lo studio ha acquisito un nuovo cliente importante per merito suo.   

Martedì
Carlo dice di aver dormito malissimo perché non ha digerito i würstel e come al solito si lamenta, ma a 75 anni non si digerisce come a 40! Massalu u tegnilu, come diceva la mia nonna ligure. Dopo tutti questi anni, lo tengo.

Giovedì

Carlo si agita per due linee, stanchezza da biciclettata. Restiamo in casa, peccato è una giornata bellissima.

Venerdì
Gregorio non viene a Castelrotto perché noi torniamo lunedì per non far le code. Carlo ha un po’ di febbre: lui resta in casa e io vado al market con Gigliola del piano di sotto.

Sabato
Carlo ha straparlato tutta notte, febbre da cavallo. Gli manca il respiro.

Domenica
Sono in casa sola. L’ambulanza ha portato via Carlo a mezzogiorno, io confinata in casa finché non sanno se è il coronavirus. Mi sveglio davanti al televisore acceso alle 2 di notte e mi trascino a letto intontita e sgomenta.

Lunedì
È il virus, Carlo sta abbastanza bene. Io sotto osservazione per 14 giorni. Non 13, non 15: 14 giorni. Mah!

Martedì
Senza Carlo non faccio neppure quel poco di cucina di prima, e non potendo uscire neppure mi vesto. Carlo stazionario, ma fatica a parlare al telefono. Mi manca la sua presenza mugugnosa. Da giovane era scatenato, come quella volta che in 10 canotti siamo andati da Trieste a Venezia in 2 giorni sotto una pioggia battente. E io che lo seguivo solo per amore!  La mamma mi sfiniva di sfottò: dove ti porta questa volta, il tuo lupo di mare? In effetti a me l’acqua non piace. Per questo abbiamo comperato questa casa. Adesso però la odio.


Mercoledì
Niente febbre! Lo tengono in osservazione, ma se continua così potrebbe e tornare a casa tra qualche settimana. Lo comunico via whatsapp agli amici con una mia foto avvolta nella bandiera. Però continuo a non poter uscire ed è una barba tremenda. E non mi ricordo neanche un solitario. Ma Carlo è senza febbre. Le canottate, quelle no; ma dei viaggetti piccoli potremo farli ancora. Magari andiamo a Vienna, da qui è vicino.

Giovedì
Tornata la febbre, però bassa. Rispondo solo se chiama Gregorio, per tutti gli altri al massimo un sms. Gigliola mi mette pane e latte sulla porta tutti i giorni, non ho voglia di altro. Carlo è un pensiero fisso, un’altalena di speranza e sconforto. La notte non passa mai, e il mattino è un incubo. Il pensiero di tutto un altro giorno mi annienta.

Venerdì
Febbre alta. Cercano di non intubarlo, maledetti medici che lo trascurano solo per l’età.
Non dormo e non sono sveglia. Non sono, e basta.
E Carlo è solo. Carlo detesta dormire solo; quando portavo Gregorio in campagna dai miei, da piccolo, lui veniva su tutte le sere: un’ora andare è un’altra tornare. E la sartoria era a dieci minuti a piedi da casa. Adesso dorme solo da 5 giorni. È solo anche di giorno.
Non siamo abituati, nessuno dei due.

Sabato
L’hanno intubato. Pare che sia cosciente solo a sprazzi. Speriamo. Mi danno notizie 2 volte al giorno e tremo ogni volta che sento il telefono, so che sono loro perché tutti gli altri non mi rompono più le scatole. Carlo è solo, solo, solo, solo!


Domenica

Notte stabile, ogni ora guadagnata è un passo avanti.
Carlo è morto alle 11 di questa sera.

Martedi
Mi hanno consegnato le ceneri, torno a Milano in taxi con  l’urna in braccio. Gregorio non ha potuto muoversi perché è di nuovo in quarantena, in studio dai suoi avvocati c’è stato un caso.

Giovedi
Ho la febbre alta. Ho paura.

 

 

 

Marina Saccheri Borri è giornalista e vive a Milano.

Questo diario racconta la vicenda reale di una persona a lei cara.

 

L’opera riprodotta è: Il tempo del pensiero dell’artista Mariella Tabacco, che vive e lavora a Milano. I diritti sono riservati.