Il dopo lockdown come un'occasione di turismo sostenibile: lettera dalla Sardegna.

Di: Emmanuele Farris

 

 

Un mese dopo

di Sotera Fornaro

Gli interventi sinora pubblicati nel blog ‘Visioni del tragico/Covid 19’ hanno rappresentato alcuni aspetti della riflessione sull’emergenza sanitaria in corso, segnate soprattutto dalla ricerca, nella propria esperienza culturale e nella propria formazione, di punti di riferimento per descrivere ciò che stiamo vivendo e la sua dimensione tragica.

Questo blog compie domani un mese, un mese di isolamento, di distanza, di dubbi, di incertezze; abbiamo incontrato la realtà del dolore e la rappresentazione del dolore.  Lontani dai teatri come luoghi di parola viva, cioè di corpi, gesti, sensazioni, siamo tornati alla parola senza corpo, alla letteratura (anche drammatica) che prevede (si ricordi il caso del libro di David Quammen,  ‘Spillover’), descrive e profetizza: su queste pagine parleremo presto di un romanzo di un decennio fa, nato da un caso giudiziario in Germania, ossia  da un esposto presentato alla magistratura dalla scrittrice, drammaturga e giurista July Zeh, contro le app di benessere e salute fisica preinstallate nei cellulari. La scrittrice denunciava le applicazioni come estremamente pericolose, per la privacy individuale e per il controllo sociale, in quanto fortemente lesive della libertà e dei diritti civili.

La protesta di July Zeh, nonostante il clamore suscitato, finì in un nulla di fatto, ma dalla vicenda nacque il suo romanzo ‘Corpus delicti’ (2009), un thriller proiettato nel futuro: l'intento della scrittrice  era ed è mettere in guardia l'opinione pubblica da una probabile ‘dittatura sanitaria’ . Nel romanzo,  una sofisticata app esercita un controllo capillare sulla popolazione, finendo per annullare ogni spazio privato e anche il libero arbitrio, ma soprattutto raccogliendo una quantità immensa di dati usati per manipolare i fatti e le situazioni. Una società in cui vige il controllo autoritario della salute, è nondimeno una  società in cui non esiste più la possibilità di discernere il vero dal falso, il bene dal male.

Il tema del controllo attraverso la tecnologia, che adesso è presente su tutti i mezzi di informazione a proposito della app Immuni o simili,  percorre invero da tempo i prodotti  letterari e cinematografici, a cui forse l'impegno etico toglie qualcosa del valore artistico: si può  ricordare ancora il film 'The circle' di  James Ponsoldt, con Tom Hanks e Emma Watson, tratto dall'omonimo romanzo di Dave Egger (2013). Si tratta, come ho già scritto proprio qui, dell'espressione di una delle paure date dal 'post-umano' ( http://www.visionideltragico.it/blog/covid-19/la-hybris-di-serse-virus-da-laboratorio-e-tragici-sospetti-contro-la-scienza-il-caso-ogm). 

Questo blog , dunque, compie un mese:  uno spazio di tempo breve e lungo insieme. Negli ultimi giorni il problema sembra già essere che cosa accadrà dopo, ma non sappiamo davvero definire 'dopo' cosa. Da tempo sappiamo invece che, come ha scritto  Peter Sloterdijk, si deve cambiare vita: ma come? Secondo quale filosofia (e qui usiamo la parola in senso etimologico)?A noi sembra che proprio questo sia importante: lo studio (nel senso di desiderio infinito) di una forma di saggezza che ci aiuti a vivere, di una filosofia come forma di vita che sappia usare e innovare modelli preesistenti e il loro contenuto etico. 

Nel mare di dubbi, abbiamo dunque una certezza: nell’affrontare il futuro non possiamo certo permetterci di commettere l’errore di tornare ad una anacronistica separazione delle ‘due culture’, quella scientifica e quella umanistica; se possiamo e dobbiamo prendere questa esperienza come una possibilità di rinascita, tale rinascita non può che realizzarsi attraverso l’inscindibilità di progetto economico e progetto culturale, di riflessione sui dati e riflessione sui principi, di potenzialità future e memoria storica.

Perciò abbiamo cominciato un confronto con esponenti di discipline scientifiche, per ipotizzare la costruzione di un percorso comune, che un domani, speriamo non lontano, dopo l’esplosione del tragico, dopo aver provato pietà e paura e proprio attraverso queste due emozioni, ci garantisca la catarsi da esse, quindi una possibile via d’uscita, una disciplina delle passioni così come del corpo, che non si tramuti in dittatura sanitaria, ma anzi possa avvicinarsi a quella che per i filosofi antichi era una forma di felicità, l’eudaimonia.

 

L’occasione del Covid-19

di Emmanuele Farris.

Sassari, 18 Aprile 2020

In questi giorni di pandemia da Covid19, il dibattito sulle date e le modalità della fine del lockdown tende a polarizzarsi pericolosamente su questioni monotematiche, distogliendo da un lato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di una gestione a 360 gradi di questo momento di transizione delicato, dall’altro facendo dimenticare che molte tematiche non sono bianche o nere, ma possono e devono essere interpretate e gestite secondo le molteplici sfumature di grigio che stanno tra i due estremi, il bianco e il nero appunto.

Mi chiedo e vi chiedo se abbia senso discutere di un “quando” anteposto e quasi slegato da un “come”. È assolutamente necessario, per riportare la discussione sui giusti binari, ricordarci che il quando dipende dal come, e non vice-versa: a seconda di come ripartiremo, possiamo ipotizzare delle date, e anche il dove. Più ci ostineremo a pensare che la riapertura ci debba riportare a riprendere le stesse cose che facevamo (e come le facevamo) fino all’8 marzo, più sarà necessario posticipare la data (o le date) di ripartenza.

La parola (e criterio) finora mancante nel dibattito sulla resilienza graduale verso una nuova normalità, credo sia sostenibilità. Tutti noi dovremo semplicemente domandarci quanto un certo comportamento individuale, o la gestione di un’attività privata o di un servizio pubblico, sia sostenibile o meno, con il fine prioritario di contenere la pandemia in atto e prevenire nuovi contagi. Il punto non è quindi quando riaprire un certo segmento di attività, ma come riaprirle per fare in modo che siano epidemiologicamente, economicamente e socialmente sostenibili. La risposta a questa domanda darà, in maniera quasi automatica, anche una indicazione sulle tempistiche.

 

Trasformare una criticità in opportunità, in un’ottica di sostenibilità, significa anche saper cogliere occasioni di innovazione e sviluppo inimmaginabili (e quasi utopistiche) fino a un paio di mesi fa. Ad esempio, il settore turistico, trainante nella nostra regione, è fortemente sbilanciato verso una stagione – l’estate, e verso pochi luoghi specifici – le spiagge, e porta centinaia di migliaia di persone ad accalcarsi per un paio di mesi in una stretta fascia costiera dove quasi tutti i servizi sono sottodimensionati rispetto ad un sovra-carico di utenze, nei periodi di maggior affollamento domanda beni, servizi ed esperienze ben oltre la capacità del sistema di offrirle e metterle in rete. D’altra parte il nostro settore turistico dà lavoro a migliaia di sardi almeno per alcuni mesi all’anno e presenta ottime prospettive di crescita, collocandosi al primo posto come destinazione estiva italiana (Sardegna osservatorio turismo 2018) anche se occupa solo il 12° posto nazionale (dati CRENoS 2019).

È quindi un settore che può e deve riscoprire una leadership nuova nel contesto economico regionale. Se però continuiamo a pensare ad una ripartenza che volesse ricalcare il modello di turismo poco sostenibile (a livello economico, sociale e ambientale) che finora abbiamo realizzato in Sardegna per ambire al ritorno del modello passato, rischiamo come minimo di posticipare la riapertura ancora di settimane, forse mesi. Se invece provassimo a declinare un nuovo modello di turismo che sia smart, sostenibile e flessibile, probabilmente faticheremo all’inizio, ma potremo porci in una posizione di vantaggio per il prossimo futuro, strutturando il settore per una maggiore resistenza e resilienza verso altri possibili eventi emergenziali futuri, come quello in corso.

Un turismo in cui l’offerta orienta, con l’aiuto delle istituzioni, il grande sforzo economico e culturale di rinnovamento, dove i cittadini – quelli di Sepulveda, non i consumatori - dovranno calibrare la loro domanda non solo in base alle necessità di ognuno, ma anche in base alla sostenibilità del sistema, come stiamo già facendo oggi nel rispettare le regole garantendo così la tutela della salute di tutti. Ecco, probabilmente non tutti i siti saranno accessibili a tutti nello stesso momento (o fino alla disponibilità dell’ultimo parcheggio), ma solo quelli in cui saranno rispettati determinati fattori, caratteristiche e dimensioni adeguate alle nuove esigenze. Non sarà probabilmente possibile decidere ora per adesso di andare in spiaggia, ma sarà necessario che gli enti pubblici (uffici turistici) e/o i consorzi di imprese turistiche predispongano servizi online di prenotazione.

E qui nasce la grande occasione per la Sardegna: creare un portale unico di siti turistici fruibili, dove accanto alle spiagge compaiano i musei, i siti archeologici, i parchi naturali e le aree protette, le città d’arte, e così via, in modo da scardinare finalmente il vecchio e poco sostenibile modello monotematico del “sun and sand tourism”: le spiagge rimarranno sempre una meta ambita (probabilmente la più ambita), ma non più raggiungibili da tutti e tutti i giorni.

L’occasione da non farci sfuggire è provare finalmente a riequilibrare aree interne e costiere in termini di fruizione, redistribuendo anche i flussi turistici nel corso dell’anno. Passare ai fatti creando un sistema turistico regionale di qualità, ad alto tasso tecnologico (con notevoli benefici per le nostre start-up e imprese giovani che operano nel settore), ad alta sostenibilità. Un approccio virtuoso, impegnativo e complesso: in questa fase bisogna evitare la semplificazione delle problematiche, che rischia di individuare un problema alla volta per un settore alla volta.

La Sardegna può e deve ambire non solo a diventare la prima regione europea Covid-free, ma soprattutto a realizzare un modello di reti socio-economiche territoriali profondamente sinergiche, che garantiscano a noi e alle generazioni future di vivere un nuovo bene-essere in un contesto altamente sostenibile. Questa è la vera sfida del momento, e tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, ora o mai più.

 

Emmanuele Farris  insegna Ecologia del Paesaggio e Reti Ecologiche all’Università di Sassari.

Informazioni base sulla scrittrice tedesca July Zeh qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Juli_Zeh