Nei fumetti, il mumble è quel groviglio di segni scarabocchiati che indica un pensiero inceppato, il rumore di fondo che offusca la testa dei personaggi. Eppure, i pensieri fanno rumore anche fuori dalla carta: un ronzio invisibile che si diffonde ovunque, ci stringe e non ci lascia mai soli, fino a diventare l’unica realtà in cui riusciamo a muoverci.
Se guardiamo al nostro presente, quel brusio è diventato la nostra stessa sostanza. Viviamo immersi in una società che ci impone una trasparenza assoluta e una perenne esposizione. Per esistere dobbiamo produrre narrazione, riempire ogni vuoto con parole, opinioni e istantanee di noi stessi. Questo obbligo a “essere qualcuno” a tutti i costi trasforma l’identità in un chiacchiericcio incessante. Costruiamo così un Io ipertrofico, una maschera gigantesca che per sopravvivere ha bisogno di essere continuamente nutrita di sguardi e conferme. Ma questa fame narcisistica finisce per schiacciare tutto il resto: più alimentiamo il personaggio pubblico, più consumiamo la nostra esistenza reale, diventando paradossalmente un ingombro a noi stessi.
Dalle profondità del tempo, gli antichi miti riemergono proprio per la loro capacità unica di condensare queste pulsioni sociali in immagini esatte, specchi precisi di ciò che stiamo vivendo. È il caso di Erisittone, il re condannato a una fame insaziabile che, più cercava di riempirsi, più si svuotava, fino a dover divorare le proprie stesse membra pur di non svanire. Questa autofagia è la nostra condizione attuale: il sacrificio della nostra presenza fisica per dare in pasto al mondo un’immagine di noi che non ci appartiene.
MumbleMumble nasce dal dubbio radicale che si nasconde sotto questa fame narcisistica: esiste ancora qualcosa di veramente personale sotto tutto questo rumore?
In scena non c’è una storia da raccontare, né una verità da rincorrere. Il corpo prova a gestire il peso di questo accumulo, traducendo in movimento il cortocircuito di una mente che fatica a riconoscersi.
J.G. Ballard diceva che, in un mondo in cui la finzione è già ovunque, il compito dell’artista non è più descriverla, ma inventare la realtà. Noi proviamo a farlo attraverso la sottrazione. Trenta minuti in cui la performer tenta di sfilarsi di dosso questa struttura, di spogliarsi di ogni frammento, nel tentativo di farsi piccola. Così piccola da diventare niente, o quasi, come un popcorn.

Venerdì 3 luglio, ore 21.00 a Campsirago Residenza (Colle Brianza)
Mumble Mumble
di Giulio Santolini e Lorenza Guerrini | con Noemi Piva | dramaturg Lorenza Guerrini | sound Design Simone Arganini | props ATTO SECONDO laboratorio scenografico | assistenza Marialice Tagliavini | distribuzione Andrea Martelli | progetto sostenuto da CollettivO CineticO nell’ambito di Ipercinetico | ospitato in residenza P.A.R.C. / Fabbrica Europa - Festival Nottenera / Campsirago Residenza
