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Edipo di Theater of War - fotogramma

Il primo settembre 2020, quando già si temeva che ci sarebbe stata una nuova e ancora più terribile ondata epidemica da Covid 19, un articolo a firma di Elif Batuman nella pagina culturale del New York Times osava chiedere: ‘La tragedia greca ci può aiutare a venir fuori dalla pandemia?’. Domanda strana, in tempi in cui si chiudono i dipartimenti di studi classici perché inutili o perché ideologicamente scorretti.

Dalla locandina di Edipo in virtual reality

Da Sofocle alla realtà virtuale, dal Teatro di Dioniso alla tecnologia digitale, da Tebe a Verona. Gli esperimenti del cosiddetto “teatro virtuale” sono sempre più numerosi, e non mancano gli studi specifici dedicati a questa modalità di spettacolo. Ma finora poco o nulla si era fatto, almeno per quanto a nostra conoscenza, in relazione alla tragedia greca.

Foto di Franco Battiato nel 1990 a Siracusa

«Se le tragedie dell’antichità rappresentano un mistero, ciò vale in grandissima parte per I Persiani, questa monodia sinuosa come un canto orientale in cui i versi di un poeta dell’esercito vittorioso cantano la diversità, il dolore e la dignità dei vinti» (Mario Martone).

Locandina Festival Lecite/Visioni

«Tra gli antichi poeti, Sofocle è uno dei più grandi. Di lui ci restano soltanto alcune tragedie. In ciascuna di queste, il personaggio principale è un essere coraggioso e fiero che lotta da solo contro una situazione intollerabilmente dolorosa; si piega sotto il peso della solitudine, della miseria, dell’umiliazione, dell’ingiustizia; a tratti il suo coraggio viene meno; ma tiene duro e non si lascia mai degradare dalla sventura. Così queste tragedie, benché dolorose, non lasciano mai un’impressione di tristezza. Se ne ricava piuttosto un’impressione di serenità»[1].