I’m not. Intorno a questa affermazione di radicale negazione si sviluppa Un’altra Medea, il primo capitolo del progetto performativo di Margine Operativo dedicato alle figure femminili del mito. Abbiamo seguito le tracce di Medea attraverso la scrittura di Christa Wolf e del libro “Medea. Voci” da cui abbiamo preso in prestito frammenti ed echi.
La Medea a cui diamo voce e corpo sfugge all’immaginario collettivo dove il nome di Medea è legato al personaggio tragico costruito da Euripide: madre assassina e incline a una violenza feroce e irrazionale. Seguendo la visione di Christa Wolf, che prende spunto da Apollonio Rodio e altre fonti pre-euripidee, la nostra Medea è una donna detentrice di un sapere antico e profondo e come Cassandra, possiede un “secondo sguardo”. È questa capacità di vedere oltre che le fa scoprire un orribile segreto nascosto nel sottosuolo del palazzo reale di Corinto. Medea dovrà pagare per aver svelato il crimine su cui si fonda il potere. In una intervista del 1997, Christa Wolf spiega come è nata l’idea di dedicare un romanzo alla figura della principessa della Colchide <<…Ho cominciato a domandarmi perché nella nostra società tutto viene consumato e nello stesso tempo si va sempre alla ricerca di un capro espiatorio…>>. Un’altra Medea è un dispositivo performativo multiforme – creato dall’intreccio tra il linguaggio del teatro e della danza – e ruota attorno al nucleo tematico della lotta che intraprende chi decide di svelare i meccanismi feroci su cui si fonda il potere. Affronta e propone, attraverso Medea, una riflessione sulle dinamiche messe in atto da chi detiene il potere per cancellare e annientare le visioni non uniformate e divergenti rispetto all’ordine costituito << Sai cosa cercano, Medea? Cercano una donna che dica loro che non hanno colpe…>>. Medea sceglie di non essere la responsabile di ogni crimine e di non caricarsi sulle spalle il male del mondo, nonostante sia lei il capro espiatorio perfetto. I’m not. Che cosa non è Medea: non è una donna che si piega alle logiche del potere; non è una donna che si piega alla violenza di quanti volevano metterla a tacere e che la costringono a fuggire in altre terre. Medea non si arrende. Lotta e rivendica la sua alterità. Non accetta il suo destino e rimane sola. << La solitudine di Medea è la vittoria della menzogna>>. Nonostante tutto, non si arrende <<… quando tutto è perduto, una sola cosa resta RESTO IO>>. Confrontarci con delle figure femminili del mito – con Medea e poi nel secondo capitolo di questo percorso con Cassandra – ci ha dato la libertà di affrontare, attraverso la loro polifonica alterità e complessità, dei temi profondamente attuali ma con una prospettiva non schiacciata sul presente e che, proprio grazie a questa asimmetria temporale, può far delineare riflessioni sul mondo contemporaneo. Medea è un eco che risuona: continuare a darle voce significa continuare ad accogliere le visioni divergenti e capaci tracciare traiettorie inaspettate e generative nel nostro lacerato presente.

Giovedì 2 luglio, ore 21.00, Villa Sirtori di Olginate
Un’altra Medea
progetto performativo di Margine Operativo | ideazione Alessandra Ferraro e Pako Graziani | regia e drammaturgia Pako Graziani | performer Lucia Cammalleri | sound designer Dario Salvagnini | light designer Camila Chiozza | produzione Margine Operativo
