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In un indimenticabile scena del Grande dittatore di Charlie Chaplin, il capriccioso e narcisista protagonista, impersonato dallo stesso Chaplin, dopo un delirio di onnipotenza si mette a giocare con un grande mappamondo come se avesse una palla tra le mani.

Ma all’improvviso il mondo, proprio come un pallone, scoppia, e al dittatore non resta che un inservibile lacerto di plastica, uno straccio sporco, la fine di un’illusione. Il dittatore di Chaplin dà l’immagine non solo della follia del potere che si crede assoluto, ma anche dell’essere umano in generale che a furia di giocare con il mondo rimane privo di esso. Ma non è il mondo ad aver bisogno dell’uomo, è l’uomo che ha bisogno del mondo.

Il 6 agosto del 1945, quando fu sganciata la bomba su Hiroshima, il rapporto dell’uomo con il mondo si incrinò e si spezzò il computo del tempo. Quel giorno scoccò l’ora zero di un nuovo corso storico, segnato dalla paura che l’uomo potesse annientare se stesso con la bomba atomica. Quel giorno rappresenta la nascita della consapevolezza che la tecnica può danneggiare irreparabilmente l’essere umano, divenendo indominabile. E che la fiducia nel progresso è mal riposta. Da quel giorno, viviamo sempre in bilico: sotto di noi, l’abisso.

La parola ‘guerra’, da allora, ha cambiato radicalmente significato: l’atomica non ha bisogno del contatto fisico con il nemico. La bomba colpisce improvvisamente, lanciata dall’alto in un cielo azzurro solcato da nubi innocenti, avvolge in un abbraccio bianco e morbido il luogo dove cade, rende il mondo uniforme e oscura la vista di chi guarda. Si può solo immaginare cosa succede al nemico. E questa immaginazione avvelena la psiche: come si possono immaginare corpi liquefatti, occhi privi di orbita, esseri umani la cui pelle esplode? come si possono immaginare conseguenze genetiche abnormi per generazioni? Come si può immaginare il vuoto causato – in un attimo solo – dal fungo atomico?

La realtà della distruzione di massa dovuta all’atomica supera il potere dell’immaginazione umana, la possibilità di rimpianto e di pentimento, la capacità di riempire il futuro con la speranza: la bomba atomica genera il nulla, non prevede più rovine da ricostruire o vite da curare. E perciò riesce incomprensibile come si possa ancora oggi e specialmente oggi, anche in queste ore, discutere di ‘guerra’, facendo finta di non sapere che la parola ‘guerra’, dal 6 agosto 1945, ha perso ogni significato. La bomba atomica ha reso ogni guerra un inutile, crudele, spargimento di sangue. All’orizzonte di ogni guerra si staglia il mostro dell’atomica, che non offre alternative.  

Molti pensatori del dopoguerra si sono confrontati con la mostruosità dell’atomica: tra questi Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern, 1902-1992), un intellettuale la cui romanzesca biografica rispecchia tutte le oscillazioni e i drammi del secolo breve. La compagnia Muta Imago porta ora in scena un adattamento del carteggio di Anders con Claude Robert Eatherly (1918-1978), il pilota che sganciò la bomba su Hiroshima, non riuscì mai a riprendersi dal peso di tale responsabilità e finì i suoi giorni in un ospedale psichiatrico.

Al contrario di altri suoi colleghi, Eatherly rifiutò il ruolo di eroe e si assunse la colpa individuale di un gesto che aveva provocato l’orrore della morte di massa e della distruzione totale. Questa figura fragile e dubbiosa, presto emarginata dalle gerarchie militari e dalla propria famiglia, questa figura che, come un personaggio da tragedia, soccombe al destino, ispirò tutta l’umana pietà di Anders, che lo difese dalle accuse di pazzia e cercò di mostrarne l’immensa dirittura morale.

Perciò nel 1961 diede alle stampe il carteggio con Eatherly, che testimoniava una mente lucida e convinta della necessità del disarmo: ma proprio per questo, il governo americano e i vertici militari non potevano sopportare l’opposizione di Eatherly e lasciarono l’uomo in manicomio, a curarsi per un inesistente stress post-traumatico.  Eatherly diventa così una vittima, come le altre, della bomba che sganciò a Hiroshima. D’altro canto, rappresenta l’anti-Eichmann, ossia l’antitesi del burocrate pignolo che decise lo sterminio di milioni di ebrei e, processato, non ebbe altro argomento per difendersi che la frase banale: ‘ho solo obbedito agli ordini’. Eatherly, invece, si ribella a quella società e a quella cultura che lo hanno reso un assassino, e nella sua radicale opposizione, nel suo saper dire di ‘no’, rappresenta la coscienza libera che non si piega alle pressioni del sistema, che afferma la sua autonomia anche a costo della vita.

Abbiamo moltissimo da imparare dalle parole che questi due uomini si scambiarono epistolarmente, e che risuonano nell’interpretazione potente di Alessandro Berti e di Gabriele Portoghese. Atomica è uno spettacolo perfetto: andrebbe visto in tutte le scuole e in tutte le università, commentato e discusso, pur non essendo affatto didascalico. Ci si può anche astrarre dal sapere chi questi due uomini siano stati, potrebbero essere due personaggi qualsiasi che si raccontano l’uno all’altro, spinti dall’ansia di capire come possa essere accaduto che il mostro dell’atomica abbia invaso il mondo e le coscienze. Due uomini spinti da ansia di verità, che si chiedono il perché delle loro azioni, che cercano il bene comune, che non perdono la speranza in un mondo migliore. Due uomini che affrontano con coraggio il cinismo e la cattiveria, due uomini che si pongono come obiettivo diffondere la pace e chiedere la collaborazione di tutti per un mondo giusto e libero dalle guerre.

Le parole di questi due uomini echeggiano nel teatro colpendoci nel profondo, ci fanno pensare, piangere, ricordare, sussultare di rabbia – se pensiamo a ciò che sta accadendo fuori, al lavoro diplomatico di questi giorni. Il palcoscenico appare come una sfera di cristallo, in cui si diffondono ombre, desideri, fantasmi, nostalgie, grazie al gioco delle luci e alla musica. La bomba è un lampo improvviso che squarcia il buio, e ritorna ad allucinare la mente ogni volta che scende la sera; tra noi e la bomba frammenti di amori, incontri, baci, giochi, balli, melodie. La vita, insomma, quella che la bomba interrompe per sempre. La vita e l’amore per la vita, non solo per la propria, ma quella per tutti gli altri esseri umani e per tutto ciò che c’è al mondo.

L’amore: solo l’amore può salvarci, l’amore di cui dobbiamo avere cura, l’amore che dobbiamo coltivare, l’amore che dobbiamo predicare, l’amore per gli altri che è amore per noi stessi. «Amore, Fiducia e Fratellanza. Solo queste parole riusciranno a distruggere la paura di tutti i popoli della terra, ed è la sola cosa che può annullare e sconfiggere la minaccia di guerra», scrive Eatherly e nelle sue lettere ripete quasi ossessivamente: ‘amore, fiducia, fratellanza’, quando ormai l’angoscia lo attanaglia, non riesce più a dormire e chiede aiuto all’amico lontano.

‘Molte cose sono terribili, ma nessuna è più terribile dell’uomo’, canta il coro dell’Antigone. Eppure, nella follia generale di chi non vuole vedere, di chi ancora usa la parola ‘guerra’, nella palude fetida degli indifferenti, proprio da chi è considerato folle può nascere la scintilla che illumina il mondo.

Muta-Imago-_-Atomica, 2025,  @Eleonora-Mattozzi-_-CIRCA

 

Il carteggio tra Anders e Eatherly si può leggere nella traduzione italiana di Renato Solmi, ora riedito per la preziosa cura di Micaela Latini, per Mimesis edizioni con il titolo ‘L’ultima vittima di Hiroshima’(https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857532646).

Muta-Imago-_-Atomica, 2025,  @Eleonora-Mattozzi-

 

ATOMICA

liberamente ispirato al carteggio tra

Günther Anders e Claude Eatherly

di

Muta Imago

regia

Claudia Sorace

drammaturgia e suono

Riccardo Fazi

con

Alessandro Berti, Gabriele Portoghese

collaborazione alla drammaturgia

Gabriele Portoghese

consulenza letteraria

Paolo Giordano

musiche originali

Lorenzo Tomio

disegno scene

Paola Villani

direzione tecnica e disegno luci

Maria Elena Fusacchia

costumi

Fiamma Benvignati

si ringrazia l’artista

Elisabetta Benassi

per INDEX

Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani

produzione

INDEX

in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures, Emilia Romagna Teatro ERT I Teatro Nazionale

in collaborazione con

AMAT e Comune di Pesaro

con il supporto di

MAB Maison des Artistes Bard, ATCL / Spazio Rossellini, MAB Maison des Artistes Bard, Viola Produzioni / Spazio Diamante

compagnia finanziata dal

MiC – Ministero della Cultura

foto

Eleonora Mattozzi / CIRCA