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Visioni e re/visioni
- Sotera Fornaro
- Visioni e re/visioni
La stagione teatrale 1977-1978 in Germania fu definita l’ ‘anno d’Antigone’, per la presenza massiccia della tragedia di Sofocle e del mito in generale sulle scene tedesche; ugualmente potrebbe etichettarsi la stagione italiana 2020-2021, e ce ne chiediamo i motivi, anche se è ancora presto per comprenderli fino in fondo. Nel 1977 si era nel pieno degli ‘anni di piombo’, e la figlia di Edipo assurse a simbolo della guerriglia urbana dei terroristi e dell’inedito protagonismo delle donne nella lotta armata. Ad una simbolica Antigone venne attribuito un potenziale di violenza sino ad allora sconosciuto, la capacità di scardinare il sistema democratico e capitalistico, erede, nelle forme e pratiche di potere, della mentalità fascista.
- Rosanna Morace
- Visioni e re/visioni
La scena è in penombra, quasi immersa nel buio. Sullo sfondo tre scale non conducono in alcun luogo, le finestre sono murate dal nero della quinta; sulla sinistra, semplici cassapanche di legno, che ospiteranno i tre personaggi-coro; al centro una barca, che impianta nella scenografia una delle principali direttrici della regia di Emilio Russo, volta a rileggere la tragedia euripidea «alla luce – o meglio al buio – dei muri d’acqua e mattoni di oggi, [e del] rifiuto verso il barbaro, il diverso», con un’attualizzazione che, però, depotenzia la complessità sfaccettata del senso politico della tragedia euripidea.
Leggi tutto: Una Medea sacra. La tragedia di Euripide messa in scena da Emilio Russo.
- Anna Beltrametti
- Visioni e re/visioni
Antigone a Siracusa.
Quando nell’autunno del 2012 mi fu chiesto di tradurre Antigone per la stagione 2013 dell’Inda e per il teatro greco di Siracusa, provai lo sconcerto e la paura di dovermi confrontare prima con un capolavoro assoluto della drammaturgia, poi con la scena, con i suoi addetti ai lavori, e anche con un pubblico molto vasto ed eterogeneo di studiosi e studenti, di affezionati della stagione e di turisti occasionali senza speciali qualità. I timori erano però in parte compensati dalla certezza di essere chiamata a lavorare secondo la destinazione primaria di quel testo, per un’occasione pubblica, per tempo e per luogo delle rappresentazioni più vicina al festival attico dei concorsi annuali dionisiaci che a una recita d’essai per il gusto e la riflessione di pochi.


