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Fosse comuni in Brasile

IL RITORNO DELLA DANZA MACABRA

La stagione teatrale 1977-1978 in Germania fu definita l’ ‘anno d’Antigone’, per la presenza massiccia della tragedia di Sofocle e del mito in generale sulle scene tedesche; ugualmente potrebbe etichettarsi la stagione italiana 2020-2021, e ce ne chiediamo i motivi, anche se è ancora presto per comprenderli fino in fondo. Nel 1977 si era nel pieno degli ‘anni di piombo’, e la figlia di Edipo assurse a simbolo della guerriglia urbana dei terroristi e dell’inedito protagonismo delle donne nella lotta armata. Ad una simbolica Antigone venne attribuito un potenziale di violenza sino ad allora sconosciuto, la capacità di scardinare il sistema democratico e capitalistico, erede, nelle forme e pratiche di potere, della mentalità fascista.

La scena è in penombra, quasi immersa nel buio. Sullo sfondo tre scale non conducono in alcun luogo, le finestre sono murate dal nero della quinta; sulla sinistra,  semplici cassapanche di legno, che ospiteranno i tre personaggi-coro; al centro una barca, che impianta nella scenografia una delle principali direttrici della regia di Emilio Russo, volta a rileggere la tragedia euripidea «alla luce – o meglio al buio – dei muri d’acqua e mattoni di oggi, [e del] rifiuto verso il barbaro, il diverso», con un’attualizzazione che, però, depotenzia la complessità sfaccettata del senso politico della tragedia euripidea.