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Troiane con Elisabetta Pozzi

Le sofferenze della pandemia, con le lunghe settimane di lockdown e le difficoltà della fase successiva, sono state una vera tragedia con corollario di malattia, morte e disperazione. Come non partire da questo dato di fatto per allestire una tragedia greca nel settembre 2020, quando la stagione teatrale cerca timidamente di ripartire e il pericolo di una seconda ondata non sembra affatto scongiurato? E quale tragedia greca meglio delle Troiane di Euripide si presta a rappresentare lo stato d’animo predominante oggi, il senso di incertezza dopo la catastrofe, l’angoscia per lo smacco subito, l’ansia per un futuro incerto e minaccioso?

La notte de I messaggeri si insinua oscura tra i resti sacri e profani del teatro romano di Spoleto e della Chiesa di Sant’Agata, nata dalle rovine della scena. Al calar del sole, ogni giorno, ad un’ora stabilita, anche nelle nostre case, divenute teatro di paure e dolore nei mesi del lockdown, sono entrati messaggeri.

L’immagine bianco e nero di una donna in cella, gli occhi sbarrati, la bocca dalla piega amara che sembrerebbe ancora capace di chiedere aiuto con un sorriso deformato, le mani strette alle sbarre tra cui affaccia il volto palesemente segnato dalla sofferenza e dalla fame.

Dopo un'intervista al regista svizzero Milo Rau in occasione della prima a Saliburgo di Everywoman, con attrice protagonista Ursina Lardi, pubblichiamo parte della recensione, lievemente rivista e ampliata, apparsa sull'influente nachtkritik.de,  a firma di  Reinhard Kriechbaum. L'attenzione a questo ultimo lavoro di Rau sul nostro blog non è giustificata solo dal nostro interesse per l'attività del regista, strettamente connessa alla re-visione della tragedia greca, e su cui torneremo in varie sedi, ma anche dal tema specifico di questa performance: